Le leggi della Natura
 

Cos'è la Fisica?

Carlo Pierini 20 Ago 2015 21:28
Prendo spunto da una riflessione di Davide su icfm per una ulteriore riflessione
sul significato di "Fisica" o, più in generale, di "conoscenza".

DAVIDE
Ho detto che attribuire una massa a un singolo oggetto è un po' un "trucco".
In realtà noi descriviamo sempre delle relazioni fra oggetti e fra fenomeni.

CARLO
Se ci riflettiamo un momento, TUTTE le forme di conoscenza, anche le più
rigorose, sono un "trucco".




Infatti cos'è la conoscenza? Non è "altro che" una traduzione-trasposizione
della realtà fisica oggettiva, concreta, tangibile (gli enti fisici, i
fenomeni, ecc.) in una dimensione che è totalmente (ontologicamente) ALTRA: la
dimensione metafisica, soggettiva, astratta del pensiero e delle idee, dei
concetti, dei simboli che esso elabora e plasma e poi, a sua volta, trasforma in
linguaggio, rendendoli, così, comunicabili, cioè trasferibili da soggetto a
soggetto (inter-soggettività), come fossero dei veri e propri oggetti
(meta-oggetti) che passano da una mente all'altra (la com-prensione di un
concetto).




In altre parole, tra la realtà fenomenica oggettiva e questa misteriosa "cosa
soggettiva" che chiamiamo "pensiero" corre una relazione *****oga a quella che
esiste tra il mondo esterno e la retina dei nostri occhi che lo rendono
VISIBILE. Così come l'occhio è un "trucco" della natura finalizzato a
trasformare la realtà oggettiva che ci circonda in una immagine che è,
insieme, oggettiva (corrispondenza immagine-mondo) e soggettiva (immagine
percepita e divenuta memoria o pensiero), così pure la conoscenza non è altro
che una immagine concettuale del mondo (o una somma unitaria di immagini
concettuali coerenti) che è, insieme, soggettiva (immagine mentale) e oggettiva
(corrispondenza conoscenza-mondo).



Naturalmente, c'è una differenza sostanziale tra l'immagine ottica e l'immagine
conoscitiva: mentre la prima, in quanto fenomeno fisico, è oggettivamente DATA,
la seconda deve invece essere soggettivamente COSTRUITA attraverso una doppia
attività: l'osservazione accurata e metodica degli eventi reali (*****isi) e
una riflessione astratta (sintesi) sui concetti tesa all'individuazione delle
regolarità, delle leggi e dei principi (non è casuale che "osservazione" e
"riflessione" siano delle metafore ottiche prestate alla conoscenza).






Ma, tornando alla nostra idea di "conoscenza" intesa come trasferimento del
mondo fisico in immagine metafisica, ci si può chiedere: perché un'operazione
come questa, che a prima vista dovrebbe consistere in una semplice traduzione
passiva dei fatti osservati in linguaggio umano cioè in una immagine
concettuale soggettiva che, proprio in quanto immagine di un originale (un
"trucco"), dovrebbe essere molto più povera di informazioni rispetto
all'originale stesso (la realtà osservata), ...perché, invece, ha permesso di
portare alla luce addiruttura degli INOSSERVABILI come leggi, principi, atomi,
ecc., che ci hanno permesso nell'arco di pochi secoli di costruire migliaia e
migliaia di macchine diversissime, di viaggiare fino alla Luna, di mandare
navicelle all'esplorazione del sistema solare, di sconfiggere malattie che
decimavano l'umanità, insomma di trasformare radicalmente il volto del nostro
pianeta, sia nel bene che nel male?



Mentre i relativisti continuano a spaccare i ******* sottolineando la natura
fittizia della conoscenza e la sua incommensurabilità con il mondo reale, il
suo carattere convenzionale com'è convenzionale il linguaggio umano, la storia
ci ha dimostrato l'esatto contrario e cioè l'incredibile potere che l'uomo ha
acquisito sulla materia dal momento in cui ha cominciato a tradurre la realtà
materiale non solo nel linguaggio della filosofia, ma soprattutto in quel
particolare linguaggio simbolico-metafisico che va sotto il nome di Matematica.

E' come l'aver scoperto che, se diamo il nome o il numero adeguato alle cose, il
semplice accostamento genera una sorta di illuminazione reciproca, tanto da
metterci in condizione di conoscere più profondamente sia la natura delle cose
nominate, sia quella dei nomi o dei numeri che le denotano.




Ebbene, se consideriamo che un concetto adeguato di un certo evento non è che
una METAFORA concettuale dell'evento stesso, così come, per esempio,
l'espressione F=ma non è che la metafora matematica del Secondo Principio della
Dinamica, tutto ciò mi fa venire in mente alcuni studi relativamente recenti
proprio sulla metafora e su quello che il linguista Ivor A. Ric*****s chiamava
"incremento metaforico", cioè, l'incremento di senso e di informazione che
deriva dal semplice accostamento metaforico.
Sentite che interessanti le considerazioni degli autori che riporto qui sotto.
Poi, in un prossimo post indicherò in che modo questo discorso si collega
strettamente alla Complementarità degli Opposti e alla "*****ogia Entis":



"L'aspetto che rende interessante per noi la teoria aristotelica della metafora
non è solo il fatto che essa costituisca la prima trattazione rigorosa di
questo tropo, ma è soprattutto il fatto che questa prima teorizzazione non
considera la metafora come mero ornamento del discorso, ma le assegna una
funzione cognitiva". [U. ECO: Dall'albero al labirinto - pg. 73]






"In una metafora, il significato di un termine si trova ad essere 'dislocato' in
un nuovo contesto espressivo, deviando dalle soglie convenzionali di
attribuzione di senso. Lo scopo della deviazione - che ne costituisce anche il
risultato - è quello di presentare un oggetto come se fosse qualcos'altro.
Ovviamente tale strategia si rende particolarmente interessante quando l'oggetto
da presentare è sconosciuto e la metafora, accostandolo a qualcosa di noto,
crea una possibilità per la sua identificazione. (...) Secondo Max Black - che
si ispira alla posizione ric*****siana - in una enunciazione metaforica un
soggetto primario e uno secondario interagiscono in modo tale che il secondario
applica al primario il campo di implicazioni che gli competono. (...)


Per Ric*****s, il significato metaforico non è una semplice sostituzione di un
significato ad un altro, lo spazio interattivo creato dalla metafora è
costituito dai due spazi di significato in interazione, sommato ad 'un più' di
significato che si crea come conseguenza dell'azione interattiva". [E.
MONTUSCHI: Le metafore scientifiche - pg. 17]




"La trasposizione da un ambito ad un altro non ha solo una funzione logica: ad
essa corrisponde la fondamentale metaforicità del linguaggio come tale. La
metafora come figura stilistica esplicitamente riconosciuta non è che
l'accezione retorica di questo principio formativo, che è insieme linguistico e
logico. Cosí, Aristotele può dire: <<Fare una buona metafora vuol dire
conoscere i tratti comuni>>". [H. G. GADAMER: Verità e metodo 1° - pg.494]



"La mentalità barocca ritiene le metafore <<oggetti del discorso>> e non
<<strumenti accessori>> (...). Il processo metaforico, è oramai nozione
acquisita, non è soltanto ornamentale o retorico, ma piuttosto gnoseologico; è
una forma di visione conoscitiva, un modello dinamico di euresi". [V.BONITO:
L'occhio del tempo - pg.19]




"Per Creuzer "ciò che chiamiamo metafora non è altro che l'impronta della
forma del nostro pensare, una compulsione alla quale anche lo spirito più
astratto e più oggettivo non può sottrarsi e a cui l'antichità restò
effettivamente legata". La metafora non è un aspetto del linguaggio, ma è il
linguaggio medesimo: in realtà noi parliamo e pensiamo solo metaforicamente,
nella nostra fede di poter dire la realtà in una somiglianza originaria". [C.
SINI - Il simbolo e l'uomo - pg.128]


"La metafora può rappresentare tanto un'idea per mezzo di un'altra idea quanto
un oggetto per mezzo di un altro oggetto, presentando un rapporto *****ogico col
precedente". [RENÉ ALLEAU: La scienza dei simboli - pg.134]




"Uno dei risultati più interessanti dell'*****isi della funzione metaforica
proposta da Ric*****s, riguarda gli effetti della cooperazione di tenore e
veicolo (cooperazione che egli ribattezza 'interanimazione, o 'interazione'). Di
fatto, si afferma esplicitamente che è la dinamica specifica di tale
cooperazione a produrre un tipo di significato che non sarebbe perseguibile
altrimenti. L'enfasi si sposta dunque sull'incremento di senso che l'interazione
metaforica introduce in un contesto enunciativo". [E. MONTUSCHI: Le metafore
scientifiche - pg. 12/]








==========La teoria "incrementalista" di Ric*****s, condivisa, come abbiamo
visto, da molti altri semiologi, punta all'idea che il linguaggio non sia un
semplice "dare un nome alle cose", cioè, un b*****e associare la cosa ad un
fonema o ad un "meme" arbitrari e convenzionali a scopo puramente
indicativo-denotativo, ma insinua la possibilità che esista una sorta di
*****ogia originaria tra linguaggio e cose, di "simpatia" strutturale tra la
dimensione metafisica del pensiero e la dimensione fisica delle cose, negli
stessi termini - aggiungerei io - nei quali Platone vedeva nelle "Idee"
(Archetipi) i modelli metafisici originari delle cose fisiche ("arche-tipo" =
"modello arcaico, originario") e nei quali Pitagora e Galilei consideravano i
numeri le "lettere dell'alfabeto" con cui il "Demiurgo" ( o il "Verbo") creò
originariamente il mondo ("In principio era il Verbo").
Per *****izzare un po' più da vicino questo tema, riporto un mio breve scambio
di idee con Livio (Chenickname) di qualche mese fa su icf:

=====LIVIO

Sostenevo essere la logica (e quindi la matematica tutta) un'aristotelica
astrazione della realta' fisica osservata. Nonostante che mi abbiano dato un po'
in testa, la penso ancora cosi'.

CARLO






Anch'io la penso così; ma bisogna vedere cosa si intende esattamente per
"astrazione". Perché, come ho già detto, anche il dare un nome alle cose è
un'astrazione con cui si fanno corrispondere dei fonemi arbitrari a degli
oggetti; ma se questa corrispondenza fosse del tutto casuale e arbitraria, non
ci sarebbe modo di conoscere meglio gli oggetti, o le loro relazioni reciproche,
per mezzo di operazioni astratte sui nomi; se, invece, facciamo corrispondere
dei NUMERI agli oggetti (grazie a quella operazione che chiamiamo "misura"), noi
non solo possiamo conoscere meglio gli oggetti e le relazioni che li legano, ma
possiamo farlo in modo così rigoroso da rendere queste relazioni meritevoli
dell'attributo di "leggi"; le quali, te lo ricordo, non sono DATI oggettivi, non
sono entità osservabili, ma principi di ordine e di regolarità che possono
essere portati alla luce solo attraverso una riflessione soggettiva sui
concetti, cioè, sui memi che rappresentano il mondo reale sul piano metafisico
del nostro pensiero.






In conclusione: è vero che il nome e il numero sono entrambi "linguaggio
astratto", ma è evidente che il numero ha qualcosa in più: la scomparsa
dell'arbitrarietà e la comparsa di regole proprie (aritmetico-matematiche)
malgrado essi siano entrambi invenzioni "umane troppo umane"; e quelle regole
esistono in sé e sono sempre le medesime indipendentemente dal soggetto e dai
diversi fenomeni che di volta in volta una stessa operazione matematica può
essere chiamata a descrivere. Tanto per fare un esempio: l'operazione di
moltiplicazione esisteva già molto tempo prima che si scoprisse che essa
esprimeva perfettamente la seconda legge della dinamica F=m x a, o la legge di
Ohm V=R x I, o quella di Einstein E=m x c^2; quindi non si può affermare con
tanta leggerezza che la matematica sia un linguaggio costruito ad hoc
semplicemente per rendere esprimibili gli oggetti o i fatti osservati.

E questo stesso discorso vale non solo per i numeri, ma anche per i concetti e
per le idee, le cui relazioni reciproche, proprio come le relazioni tra gli enti
fisici e tra i numeri, non sono affatto arbitrarie, ma sono governate anch'esse
da regole: le regole della Logica.




Per cui, tu puoi continuare a credere che "astrazione" significhi SOLO una
trasposizione dell'oggetto sul piano del linguaggio e che lo stu***** del
linguaggio che lo esprime non aggiunge nulla a ciò che già sappiamo di esso;
ma se è così, allora mi devi spiegare la differenza che c'è tra il linguaggio
pre-scientifico e quello scientifico e perché il secondo (proprio a partire
dell'applicazione metodica della Matematica alla Fisica) ha provocato quella
improvvisa e colossale esplosione della conoscenza che in poco più di due
secoli ha stravolto il mondo e le relazioni tra gli uomini.

> CARLO


> Tutte le scienze sono immerse nella metafisica, a partire dalla Fisica, dal
momento che i numeri non sono entità oggettive osservabili in natura, ma
astrazioni metafisiche, così come tutte le operazioni matematiche. E non è
casuale che fino a Newton (compreso), la fisica si chiamasse "Metafisica della
Natura".

LIVIO
Questa volta il mio disaccordo e' piu' globale. :-) "Il numero e' un'astrazione
metafisica" soltanto SE TU vuoi vederla metafisica.

CARLO





E invece tu come vuoi vederla, come un'astrazione "fisica"? Già nel termine
"astrazione" è sottintesa una traslazione dal piano fisico ("ab-trahere" =
"trarre da-") alla dimensione delle idee, dei numeri, della logica i quali,
sebbene non siano oggetti osservabili e misurabili, pure si relazionano
anch'essi tra di loro secondo regole precise e rigorose, cioè, secondo leggi
non arbitrarie, proprio come gli oggetti fisici; ma non si tratta delle STESSE
regole perché i principi della matematica sono ALTRA COSA dai principi della
fisica. Quindi non sono io che "voglio vedere" per forza DUE dimensioni distinte
- fisica e metafisica - ma sei tu che vuoi vedere un unico calderone in cui
mescolare selvaggiamente elementi soggettivi e oggettivi che sono, invece,
evidentemente eterogenei.

>> LIVIO
>> Ma se usiamo ancora una volta il rasoio di Occam, diremo che
>> "il numero e' un'astrazione". Punto.

> CARLO




> Già ti ho mostrato che anche dare un nome arbitrario a una cosa è
un'astrazione, e che, invece, il numero è una astrazione tipicamente
metafisica, poiché l'arbitrarietà scompare e compare una logica rigorosa ma
PARALLELA-COMPLEMENTARE alla logica fisica, tanto da poter affermare in piena e
coerente legittimità: <<Ordo et connexio idearum idem est ac ordo et connexio
rerum>>. E ripeto ancora che il dogma Occamiano non è affatto infranto, visto
che esso proibisce l'aggiunta di enti "praeter necessitatem", cioè di enti
logicamente non-necessari, mentre nel nostro caso si tratta di due dimensioni
entrambe logicamente necessarie poiché le regole della prima sono ALTRO dalle
regole della seconda.

NICK
Posso anche pensare che il primo ******* sapiens abbia scovato i numeri
per astrazione usando la metafisica. Ma poi la matematica e' diventata
"Scienza" e noi, per dire che e' scienza, troviamo appunto una linea di
demarcazione (tra che cosa?) tra scienza e metafisica.

CARLO






Infatti sta proprio qui il pregiudizio. Il termine "metafisica" si è talmente
degradato ed è stato talmente travisato dalla grettezza scientista-materialista
da perdere il proprio significato originario fino ad essere identificato con
"tutto ciò che si fonda sull'arbitrio della fede" o, che è lo stesso, con
"tutto ciò che non può essere oggetto di conoscenza"; mentre, al contrario,
"metafisica" è stata chiamata in origine quella parte della speculazione che
partendo dalla conoscenza delle cose fisiche sensibili si spinge al di là di
esse (metá-physiká) fino a risalire all'ordine che le lega, alle leggi e ai
principi che le governano. In altre parole, quella parte della speculazione a
cui si riferisce originariamente il termine "metafisica" è perfettamente
incarnato in quella che noi oggi chiamiamo SCIENZA!!! ...Da cui il nome di
"Metafisica della Natura" che Newton insieme alla maggior parte dei pensatori
precedenti davano alla Fisica.


Pertanto, la famosa "linea di dermacazione" a cui alludi tu non è tra Scienza e
Metafisica (visto che si tratta di sinonimi) ma tra una Metafisica rigorosa
basata sull'osservazione metodica e sull'applicazione della matematica, e una
Metafisica "...alla ******* di cane", cioè fondata solo sull'autorità
dell'"Ipse dixit", sia esso ******* o l'Aristotele di turno.


=====Tornando al tema della metafora, scrive la Montuschi:








"Esiste un insieme di teorie, dette 'incrementaliste' che *****izza proprio
questo aspetto del problema. In generale, esse affermano che il contributo di
una metafora al significato di una espressione linguistica consiste
nell'allargamento, o 'incremento', appunto, dello spazio della significazione
attribuibile a quella espressione. Conflitti teorici fra le singole posizioni
sorgono poi a proposito di come vada interpretato l'incremento metaforico. In
particolare, due teorie appaiono, da questo punto di vista, antitetiche. Nell'un
caso (Davidson), pur concedendo che un incremento 'emotivo' sia indotto dalla
metafora sull'atto enunciativo, si nega che questo abbia a che vedere col
significato dell'espressione. Nell'altro caso, invece (Beardsley), l'incremento
metaforico è considerato esso stesso di tipo cognitivo, ed è equiparato ad un
aumento di contenuto informativo. (...) Cercherò di mostrare come quest'ultima
sia la posizione più plausibile ed epistemologicamente auspicabile". [E.
MONTUSCHI: Le metafore scientifiche - pp. 12/14]



Infatti, la posizione di Davidson, secondo cui l'incremento sarebbe solo di
carattere emotivo, decade non appena prendiamo in considerazione le metafore di
tipo logico-matematico adottate dalla Fisica per descrivere il mondo e il loro
effetto dirompente, evidentemente non solo emotivo, sull'incremento della
conoscenza umana.


E questo incremento può essere compiutamente spiegato solo nella prospettiva
fondazionista di una *****ogia-complementarità universale, cioè nell'ipotesi
di una validità universale del Principio di Complementarità degli Opposti, nel
cui ambito le due dimensioni ontologiche "Fisica" e "Metafisica" rappresentano,
appunto, due delle polarità principali della Totalità che si unificano in una
forma superiore di conoscenza: la Scienza.
Qualche altra citazione:


"L'*****ogia metaforica pone in relazione orizzonti diversi di globalità che
interagiscono in una unità superiore". [F. RIVA: L'*****ogia metaforica - pg.
178]





"La grande scoperta della più recente fìlosofìa è propriamente la coscienza
dell'*****ogia che regna in ogni sfera dell'universo e il cui vertice è
costituito dall'identità di pensiero ed essere, identità che è già espressa
con precisione nel principio di Spinoza <<Ordo et connexio idearum idem est ac
ordo et connexio rerum>> (l'ordine e la connessione delle idee è una *****ogia
dell'ordine e della connessione delle cose). Tutto si riflette a sua volta in
tutto, perché un pensiero fondamentale attraversa l'essenza del tutto".
[AUGUST von CIESZKOWSKI: Prolegomeni alla storiosofia - pg.94]




"[Per Reimarus (1754)] ciò che l'occhio non può raggiungere, appunto la
ragione deve conquistarlo, avvalendosi anche dell'*****ogia e della
verosimiglianza. Quando si sia riusciti a confidare nella natura, questa fiducia
ci porta avanti, il noto ci apre l'accesso all'ignoto: <<La totale concordanza
con tutto ciò che noi altrimenti sappiamo di ******* del mondo ed in
particolare del nostro suolo terrestre, decifra all'intelletto i segreti della
natura altrettanto validamente che la chiave ritrovata di una scrittura
occulta>>". [H. BLUMENBERG: La leggibilità del mondo - pg.180]


"Tommaso ha formulato nel suo primo scritto "De ente et essentia" una
distinzione reale tra essenza ed esistenza; ma essa è espressa anche nella
formula dell'*****ogicità dell'essere, della quale pure si serve ampiamente".
[N. ABBAGNANO: Storia della filosofia, Vol. II - pg. 291]




"Per M. Ficino, se vogliamo renderci conto della connessione delle cose in un
senso dinamico, c'è bisogno d'un modo di pensare che si fondi principalmente
sul principio dell'affinità. Secondo questo, l'eguaglianza e l'affinità
originaria delle cose produce il loro rapporto reciproco e da questo risulta
l'unità concreta del mondo come una comunione viva di azione e di movimento".
[P.O. KRISTELLER: Il pensiero filosofico di M. Ficino - pg.105]




"Non diversamente dal pensiero, per Ficino, anche l'amore è soggetto alla legge
dell'affinità. Se un essere ama un altro, occorre che ci sia già un'affinità
originaria fra loro e su questo si fonda il carattere reciproco dell'amore.
L'amore nasce dalla somoglianza e questa regola vale non solo per gli uomini, ma
per tutte le cose esistenti. [...] Perciò l'amore, riconducendo dappertutto
all'unità le cose distinte, può considerarsi come il principio ******* d'una
connessione universale e dinamica del mondo". [P.O. KRISTELLER: Il pensiero
filosofico di M. Ficino - pg.108]


"L'intelletto non può intervenire nella conoscenza della natura che tramite
l'*****ogia; o, piuttosto, l'*****ogia è l'atto principale dell'intelletto
nella conoscenza della natura". [S.WEIL: Lezioni di filosofia - pg. 144]



"Le *****ogie rappresentano il modo più appropriato di cui la mente umana
dispone per spiegare la verità sui problemi della fisica. A tal punto, che se
viene fatta qualche assunzione non spiegabile con una *****ogia, io ritengo con
ciò stesso di aver definitivamente mostrato che essa è falsa."
[CARTESIO]





========="La matematica appare come una riserva di forme astratte - le strutture
matematiche - e accade, senza che si sappia perché, che certi aspetti della
realtà sperimentale si modellano entro alcune di queste forme come per una
sorta di PREADATTAMENTO". [N. BOURBAKI: L'architecture des mathématiques, in
Les grands courants de la pensée mathematique - pg. 35]



"Nel trasformare il concetto in figura, la parola in forma, la geometria e il
numero in valori etici o metafisici, il trasferimento di senso da un codice
all'altro, per Giordano Bruno, è garantito dalla permanenza di una forma di
SIMILITUDO nei due campi, cioè di una identica struttura profonda e nascosta".
[N. ABBAGNANO: Filosofia moderna dei secoli XVII e XVIII- pg. 42]



"C'è un momento particolarmente significativo nell'uso della matematica da
parte di Cusano, ed è l'impiego delle proporzioni. Proporzione può significare
un semplice paragone, un raffronto; ma ha anche il senso specifico attribuito ad
essa dai matematici. In questo senso la proporzione equivale ad uno dei
significati del termine *****OGIA". [G. SANTINIELLO: Introduzione a N. CUSANO,
De docta ignorantia - pg. 18]



"Possiamo chiamare Newton un <<fisico>> e Leibniz un <<metafisico>>, ma lo
stesso Leibniz non avrebbe accettato tale distinzione fra pensiero matematico e
metafisico, non ammettendo separazione tra i due. Allorquando parlava della sua
metafisica la definiva <<metafisica delle matematiche>>. Ma <<métaphysique>>,
scriveva in una lettera, <<est toute mathématique>>". [E. CASSIRER:
Dall'umanesimo all'illuminismo - pg.313]




"Quell'"armonia prestabilita", che, conformemente alle idee fondamentali della
filosofia leibniziana, vi è fra il mondo ideale e il mondo reale, collega anche
il mondo dei segni con quello dei "significati" oggettivi. Il reale è
sottoposto senza limitazione al dominio dell'ideaIe [...]. L'*****isi del reale
riconduce all'*****isi delle idee, l'*****isi delle idee riconduce all'*****isi
dei segni. [E. CASSIRER: Fenomenologia della conoscenza - pg.60]


"Che il numero possegga anche uno sfondo archetipico non è solo una mia
supposizione, ma anche una idea condivisa da certi matematici. (...) Definiamo
psicologicamente il numero come un archetipo dell'ordine fattosi cosciente".
[JUNG: Sincronicità - pg.54/55]
Elio Fabri 23 Ago 2015 14:39
Carlo Pierini ha scritto:
> Prendo spunto da una riflessione di Davide su icfm per una ulteriore
> riflessione sul significato di "Fisica" o, più in generale, di
> "conoscenza".
> ...

Senti, questi tuoi post chilometrici, dove la fisica non si sa dove
sia, mentre sono farciti di citazioni, pieni di "riflessioni" alle
quali, quando c'è dentro qualcosa di sensato, occorrerebbe dare
repliche altrettanto lunghe...
Dicevo che questi tuoi post mi hanno scocciato.
Li trovo un esempio di malcostume: non puoi pretendere che chi segue il
NG debba dedicare un tempo spropositato alle tue "riflessioni": ma chi
ti credi di essere?

Visto che i moderatori non fanno il loro dovere, provvedo per mio
conto, scaricandoti in kill *******


--
Elio Fabri
Omicron 1 Set 2015 03:43
"Carlo Pierini" ha scritto nel messaggio
.....

Ho dato una sommaria lettura a tutto questo trattato e mi pare un dialogo
tra filosofi di un'epoca post-apocalittica che hanno fatto copia-incolla da
quanto trovato su wikipedia nella cache di un computer sopravvissuto...

Non ho però visto la definizione di numero (naturale) secondo l'assiomatica
di Peano:

L'insieme dei numeri (naturali) N non è vuoto;
esiste l'elemento "zero" che appartiene a N;
esiste in N l'applicazione "successivo" iniettiva ma non surgettiva (tra gli
elementi) di N;
"zero" non è l'immagine di nessun elemento di N.

Gli altri tipi di numeri sono "estensioni" di N costruiti da NxN, ...

Ai filosofi mancano vari pilastri del pensiero aritmetico-algebrico che
purtroppo limitano la loro mente: due te li riporto "costruzione
assiomatica", "estensioni"..

Riguardo l'interpretazione metafisica di numero, avrei da ridire
sull'astrattezza: prendi 3 pennarelli in una mano e 3 gessetti colorati in
un'altra; chiedi ai bambini: "Cos' hanno in comune questi oggetti con
quest'altri" ? (...mai sentito parlate di cardinalità?...)

C.


---
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