Le leggi della Natura
 

L'insostenibile metaforicità della Scienza.

Carlo Pierini 21 Ago 2015 14:00
Scrivevo ieri:



"La conoscenza non è una rivelazione della "cosa in sé", (...) perché essa
è, appunto, "in sé", mentre la conoscenza è metafora, cioè rivelazione della
"cosa IN ALTRO", nel suo OPPOSTO-COMPLEMENTARE che è *il soggetto*, proprio
come intendeva Tommaso: "l'oggetto conosciuto è nel conoscente secondo la
natura del conoscente stesso".







Infatti, in una metafora, come scrive la Montuschi, "...il significato di un
termine si trova ad essere 'dislocato' in un nuovo contesto espressivo, deviando
dalle soglie convenzionali di attribuzione di senso. Lo scopo della deviazione -
che ne costituisce anche il risultato - è quello di presentare un oggetto come
se fosse qualcos'ALTRO. Ovviamente tale strategia si rende particolarmente
interessante quando l'oggetto da presentare è sconosciuto e la metafora,
accostandolo a qualcosa di noto, crea una possibilità per la sua
identificazione. (...) Secondo Max Black - che si ispira alla posizione
ric*****siana - in una enunciazione metaforica un soggetto primario e uno
secondario interagiscono in modo tale che il secondario applica al primario il
campo di implicazioni che gli competono. (...) Il contributo di una metafora al
significato di una espressione linguistica consiste nell'allargamento, o
'incremento', appunto, dello spazio della significazione attribuibile a quella
espressione".







Né la Montuschi né Max Black né altri semiologi "incrementalisti" si
riferiscono al caso specifico delle metafore logico-matematiche impiegate dalla
Fisica, eppure le loro conclusioni si adattano perfettamente ad esse; anzi
possiamo dire che l'enorme incremento reale della conoscenza, derivato dal loro
impiego a partire da Galilei, dimostra al di là di ogni ragionevole dubbio la
correttezza della loro teoria. Se essi avessero compreso che il carattere
metaforico della Scienza è strutturale e fondante, e che proprio in ciò vanno
cercati i motivi della sua poderosa evoluzione storica, avrebbero avuto modo di
operare quella distinzione, già accennata, tra "piccole" e "grandi" metafore e,
forse, di riconoscere che le "grandi" metafore, le più feconde per la cultura
umana, sono quelle in cui i due significati "dislocati" appartengono a una
coppia di OPPOSTI naturali e ne realizzano la COMPLEMENTARITA'.


Per esempio, declinare il valore della LIBERTA' nei termini opposti
dell'OBBEDIENZA a leggi adeguate e coerenti (opposizione diritto-dovere), ha
portato l'umanità a quel valore - superiore a entrambi - che chiamiamo
Giustizia e quindi all'istituzione di quel "rito collettivo" che si chiama
Giurisprudenza (un processo è un "rito" che si "celebra").






E avrebbero forse anche colto un'altra distinzione fondamentale: quella tra
metafore ORIZZONTALI (per esempio: "Riccardo Cuor di Leone") e metafore
VERTICALI (per esempio: "l'energia della materia è E=mc^2"). Nel primo tipo
l'opposizione è più debole e sfumata poiché i due termini ("Riccardo" e
"Leone") appartengono alla medesima ontologia, e quindi possiamo considerarle
"piccole metafore" il cui incremento è più emotivo-letterario-poetico (come
sostiene Davidson) che propriamente "cognitivo" (come sostengono Ric*****s, Eco,
Aristotele ed altri "incrementalisti"). Mentre nel secondo tipo (verticali) è
presente un vero e proprio salto ontologico: dalla Fisica alla Metafisica,
dall'Oggetto al Soggetto, dalla Materia alla Mente, dal Concreto all'Astratto,
dal Significato al Significante, dalla Cosa al Simbolo, dal Mondo all'Idea,
dall'Istinto biologico all'Archetipo spirituale, dal ******* all'Amore, ecc.,
ecc., ecc.

E non è casuale che, tornando all'esempio della Giustizia, che la libertà
appartenga agli ideali dello Spirito, mentre l'obbedienza appartenga alle leggi
(fisiche) alla Materia.

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